Vittima o Crnefice"

Signori vittime e Signori carnefici: benvenuti, va di scena la performance che indaga il rapporto fra il sistema dell'arte contemporanea e l'artista.

Nello scenario proposto l'Artista veste panni cinquecenteschi come da stereotipo di pittore rinascimentale, intento a dipingere col bianco su una tela bianca, mentre il Critico veste di nero come colui che domina impersonando assoluto rigore e autorità, dall'atteggiamento riflessivo di un San Gerolamo fra i suoi libri.

Ciò che accadrà fra i due opposti personaggi, fra chi rappresenta l'impulso e chi rappresenta invece l'apparente verità inconfutabile, è un mimodramma crudele in cui gli artefici sono un Artista sicuro del proprio operato ed un Critico fatto di sguardi saccenti e profondo egotismo, indiscutibilmente convinto della propria essenziale, potente, unicità.

L'Artista, spavaldo e beffardo nei confronti del recensore (o carnefice?) non avrà molto tempo per farsi beffe di lui perché proprio quest'ultimo lo fermerà con un solo gesto come fosse marionetta.

Solo allora inizierà il vero supplizio dell'artista che, suo malgrado, dovrà ammettere il peso del sistema dell'arte, assumendo la consapevolezza che la sua opera rimarrà bianca su fondo bianco, finché il Critico non deciderà di mettere in rilievo il suo operato facendone storia.

E come si storicizza un Artista se non espugnando il centro delle sue emozioni, il cuore; nutrendosi del suo coraggio, il fegato; e dominandolo con la calcolata ragione, il cervello?

Un Artista è quanto c'è nella Testa nell'Essere e nell'Abisso come nel brano tratto da Antonin Artaud ne “Il corpo senza organi”, un artista è colui che è “assai lontano da tutta questa porcheria” come recita l'artista durante il suo supplizio, ma questa recita, questa preghiera, non basterà a salvarlo proprio da tutto ciò perché anche lui ne farà inevitabilmente parte.

Potrà pregare ancora e ancora, ma sarà comunque succube del meccanismo che comanda e, non credete, anche voi inconsapevoli o consapevoli farete parte di questo carosello; lascerete un geroglifico di voi stessi con quel colore scelto proprio da voi, con quella potenza che vi contraddistingue e che sarà difficile lavar via.

Farete necessariamente parte di questa macabra e crudele giostra del sistema dell'arte contemporanea e credetemi, non ci sarà mai una fine a tutto questo. Signori vittime e Signori carnefici: si riparte.

D'ici on n'en sort pas. Di qui non se ne esce.


Propaganda per la Civilizzazione delle Masse (Movimento Artistico)


Viola Di Massimo

Località: Orte (Vt)Genere: performance

Titolo: Vittima o Carnefice

Artisti: Flavio Coppola, Gaspare Lombardo

Costumi: Giusy Lazazzara


Informazioni: artemistae@hottmail.comiconauta@hotmail.com

TERREMOTO: NUMERAZIONE SOLIDALE 48580

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auguri!

25 novembre - giornata internazionale contro la violenza sulle donne



Anche i movimenti artistici S.P.A. (Società Per Azioni Artistiche) e la propaganda per la ©ivilizzazione delle masse partecipano alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre.
Quattro manifesti verranno esposti a Roma in quattro strade centrali.
Un manifesto per il dolore.
Un manifesto per la vergogna.
Un manifesto per lo sconforto.
Un manifesto per denuncia.
Qualcuno potrebbe chiedersi a cosa possa servire un'azione del genere, una fra infinite, in mezzo a tanta confusione e indifferenza.
Solo una questione di "anima", coscienza - dicono S.P.A. e propaganda per la ©ivilizzazione delle masse.
Siamo artisti e così sappiamo "parlare", ma siamo anche donne e uomini e come tali sentiamo il dolore per un dramma che continua ad esistere nonostante “l'evoluzione” della specie.
Proviamo vergogna, perché tutti noi siamo vittime ma anche carnefici.
Sentiamo sconforto perché spesso non si sente altro e tutto diviene impossibile, inattaccabile, troppo grande da contrastare per noi tutti che alla fine siamo soli.
Ma riconosciamo anche il sentimento più grande: l'essere consapevoli che oltre il dolore, la paura, la rabbia, lo scoraggiamento e lo strazio, dentro di noi nasce sempre la reazione inversa. Potente come il desiderio di vita, di denuncia, di giustizia. Potente come la nostra coscienza che finalmente ci manifesta una motivazione che diventano tante, troppe, infinite per non opporsi, per non reagire, per nascondersi dietro una colpa che non è certo di chi subisce.
Noi, vogliamo solo dire che ci siamo.
Noi, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e per sempre, diciamo solo "basta".

articolo

"senza titolo"



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