"favola per un Silenzio d'aprile"





 






Questa volta l'artista ci propone una video performance in totale sintonia con il suo inconfondibile linguaggio fatto di suggestioni cromatiche e simbologie che trae ispirazione da fatti di cronaca:

Il 6 Aprile 2009 la città dell'Aquila è stata distrutta e i comuni limitrofi sono stati spazzati via da un terribile terremoto. 308 vittime ed oltre 70.000 sfollati.

I disastri causati dall'evento naturale sono stati peggiorati dall'incuria, dalla superficialità e dalla venalità degli uomini di tutto rispetto...
L'artista, in occasione del primo anniversario dall'accaduto ispirandosi a una nota canzone di Sergio Endrigo che ha accompagnato l'infanzia di molti bambini nel fantastico mondo colorato delle filastrocche, ci racconta di una casa.
La casa, bene prezioso di primaria necessità fisica e psicologica ci viene tolta, ci cade addosso togliendoci la vita, la nostra o quella dei nostri cari. E tutto in un momento è distrutto dal crollo che schiaccia e annienta il possibile futuro, come quello che sarebbe potuto essere in via XX Settembre nella casa degli studenti.
E così suoni e colori sono offuscati dalla polvere, il silenzio cade lì nel tenebroso disastro.

La scelta di interpretare la cronaca di ciò che è successo attraverso una filastrocca in un'ambientazione fatta di fiori giganti e caramelle, con l'artista stessa che diviene mamma e legge la tragedia come se fosse favola, crea un tale stridore fra contenuto e forma da sottolinearne ulteriormente il dramma.
Viola Di Massimo non ci mostra la morte ma la vita cancellata, musicalmente non usa adagi che stimolano volontariamente la nostra tristezza, al contrario l'artista mette in scena un'operazione inversa spiazzando cosi il nostro stato emozionale, riempiendoci gli occhi di policroma allegria com'è la vita stessa o meglio come dovrebbe essere il mondo agli occhi di un bambino.

Come in ogni favola che si rispetti si racconta lo scontro tra il bene e il male ma in questa piccola storia, far vincere l'uno o l'altro, dipende solo da Noi.

Dedicato a tutte le vittime e a tutti i carnefici.


promosso da: Propaganda per la Civilizzazione delle Masse  (movimento artistico)- ©2010www.violadimassimo.com


 

13 febbraio 2011 -"donne prosciutto alla ribalta!"


13 febbraio 2011:"donne prosciutto alla ribalta!"

risposte in cerca d'autore:
Nonostante trovi giusto, sano, commovente, che molte persone si uniscano per manifestare insieme, che ognuno abbia un'idea comune da difendere, c'è qualcosa che non mi torna, qualcosa che mi dice che, alla fine, non ce la facciamo proprio a non discriminare.
Uno striscione dal Pincio urla: “voglio un paese che rispetti le donne” ma io, da qui, voglio solo un paese che rispetti, sì, ma TUTTI.


 

1) Ho sentito parlare di “dittature pornografiche”, immoralità, poveri prosciutti che si prostituiscono, che addirittura fanno da contorno dando piacere e scatenando le attività venatorie di questi supereroi di cartapesta... che vuol dire? Stiamo per caso diventando un consorzio alimentare???

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:   
Stiamo per…?!? Ma lo siamo già, mia cara! Da anni. Abbiamo cominciato con i beveroni per buttare giù “pancetta”, poi siamo passati al “porcellum” elettorale avendo avuto sempre o quasi dei suini nella classe politica e imprenditoriale; per qualche anno abbiamo avuto la “mortadella” al governo, ma l’hanno divorata in un boccone lasciandoci l’amaro in bocca, passando per quelli che, a destra, hanno fatto le crociate contro l’aumento del “gelato” alla bouvette della Camera mentre il Paese sprofondava nel baratro. Insomma, siamo un grande consorzio alimentare, che ormai – visto che abbiamo deciso di divorare noi stessi – ha cominciato a mangiarsi le “femmine” più succulente, trattate alla stregua di due etti di salame comprati sotto casa. Ora, mignottocrazia, videocrazia, gerontocrazia e alimentocrazia sono esattamente la stessa cosa, se ci pensi bene, o comunque facce di una stessa medaglia.

2) Come mai sento parlare di donne come piccole fiammiferaie con le calze a rete, che in tv raccontano di un generosissimo presidente del consiglio capace di aiutarle ad attraversare la strada e che magari, qualche fiammifero, se lo compra pure per aiutarle?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Da giornalista, ti dico che certe notizie non le puoi tenere nel cassetto. Sempre da giornalista, ti dico che la stampa di entrambi gli schieramenti sta esagerando. Da cittadino e da genitore, penso che 1. compri ciò che è in vendita; 2. fa schifo chi compra carne umana da letto sia che lo faccia sulla strada sia che lo faccia nel lettone regalato dal nuovo zar, ma fanno egualmente schifo i genitori che spingono le figlie a “darsi da fare” con il vecchio di turno per costruirsi un futuro facile. Il futuro te lo costruisci in altro modo, non scopandoti o facendoti scopare dal potere.

3) Io, povera donna, sono stata chiamata in piazza a denunciare il fatto che il mio corpo sia stato ridotto ad una specie di "prosciutto" a disposizione della voracità del palato maschile e quindi, tutta rosa (come un prosciutto cotto), dovrei mettermi in mezzo a tante altre prosciutte rosa e fare la manifestazione rosa per le donne rosa, per il "popolo rosa" ebbene: mi 'vergogno'. Perché?



Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Ah, non lo so. Diccelo tu. Io invece mi vergogno di essere italiano, in piazza non ci sono sceso perché avevo a casa una figlia con l’otite ma ci sono sceso idealmente, e non solo per le donne ma per tutti noi, cittadini onesti, che ne hanno le palle piene di questa gente e della loro cafonaggine. Poi va da sé che oltre alle escort ci sono anche gli escort, o potremmo chiamarli bedford, o transit… Ma il punto è: perché questa gente si prostituisce? è una scelta personale o questa cosa va più in profondità e ormai siamo all’allarme sociale. Io credo che siamo all’allarme sociale, allarme rosso, me che scendere in piazza sia sacrosanto, almeno per dimostrare che non tutto il popolo italiano è passivo come tradizionalmente ha dimostrato di essere, almeno negli ultimo trenta-quarant’anni. L’importante è che non si superi mai il limite. Per non mettersi al livello di quelli che già abbondantemente l’hanno superato…


Questa domanda è stata adottata anche dalla giornalista Marga Esposito il 19 febbraio 2011:
Nell'appello alla mobilitazione delle donna italiane "Se non ora quando?" del 13 febbraio, si parla del superare "i limiti della decenza", termine dal significato ambiguo, in alcuni casi bigotto, amato perlopiù da perbenisti, ammuffiti, terrorizzati dallo sporcarsi le mani dalla realtà, dal pluralismo e dalla complessità esistenziale del mondo. Il concetto di "decenza" non ha limiti o ambiti definiti ed è stato prevalentemente utilizzato in situazioni reazionarie, di tentata censura nei confronti dell'esercizio di fondamentali diritti e libertà civili; in tal modo l'effetto boomerang -in particolare per le donne stesse- di cui argutamente scrive Antonella Barone, nell'acuto commento al post, è assicurato. In virtù di tutto ciò comprendo e condivido quel senso di forte imbarazzo, tradotto nell'interrogativo diretto della domanda in: "perché mi vergogno?"
4) Usare solo il rosa, dico: non è discriminazione anche questa?

Questa domanda è stata adottata dalla giornalista Marga Esposito il 15 febbraio 2011:
 Certo: nulla contro il diritto di manifestare ma penso che la nostra sinistra (o centro-sinistra qual si voglia nominare) e non solo, "stia proprio alla frutta" se per denunciare, in maniera massificata un mal governo, (sono clemente nel chiamarlo governo), considerato dalla maggior parte d'Europa prevalentemente la grande barzelletta, debba chiamare in causa "le donne" come protagoniste di una ribellione popolare -usando di nuovo lo stereotipo femminile e chiamandone in causa persino la dignità, quando l'unica sovrana dignità da difendere con le unghie e con i denti è quella dell'individuo.


Questa domanda è stata adottata anche dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Io invece dico che il rosa ci rappresenta tutti. E aggiungo che prima che per difendere i diritti della donna calpestati, dovremmo scendere in piazza tutti (anzi, avremmo dovuto farlo molto prima) per difendere i diritti dei bambini, maschi e femmine, italiani e non italiani, che anno dopo anno sono stati erosi e frantumati:m in televisione, per strada, nelle pubblicità delle nostre città, sui giornali… Ai bambini non pensa nessuno. Allora spero che quella del 13 sia stata solo la prima di tante manifestazioni a difesa dei diritti di tutti, e che la prossima sia dedicata ai bambini.

5) Vorrei protestare per tutto e CON tutti: maschi, femmine, mix, piante, (con quello che respirano!) animali, acque, acari, sorgenti, sole, stelle (non, si vedono più!) . Voglio tutti a ribellarci proprio tutti! Finché ci sarà solo un colore (rosa poi!) a manifestare, non muoveremo nulla e continueremo a non essere uniti. Voglio-tutti-i-colori-di-questa-Italia! Voglio l'Italia! tutta! e l'unione vera che ci dovrebbe esser fra i cittadini di questo stato!!!… scusate mi sono esaltata... hmmm, sto esagerando, o sto prendendo proprio sul serio la ricorrenza del 17 marzo???

Questa domanda è stata adottata da Guido il 15 febbraio 2011:
Aggiungerei una quattordicesima domanda: perché si ricorre così spesso alla piazza? Abbiamo inventato la piazzocrazia? Il Parlamento che ci sta a fare? Perché questo nostro povero Paese è ridotto a folle che “scendono in campo”, altre che “scendono in piazza”, altre – o le stesse? - che come incantate godono di spettacoli televisivi dove avversari politici si avventano l'un contro l'altro come galli da combattimento sostenuti da fans e aizzati da “conduttori” il cui scopo principale è quello di farli litigare il più possibile? Perché abbiamo dimenticato il rispetto per gli altri, per l'avversario politico che non è altro che una persona che dà alle cose pesi e priorità diverse dalle proprie? Perché “tanta rabbia in corpo”? È il concetto di “rispetto” che va riscoperto, è l'abitudine ad esso come nostra seconda natura che va coltivato; il rispetto per tutti e per tutto ciò che ci circonda, siano esseri viventi che cose inanimate; e il rispetto per tutto ciò che ci circonda significa rispetto per se stessi, perché noi siamo il riflesso di ciò che ci sta intorno. Ed il rispetto ci unisce, pur nella diversità, diversità che è feconda sempre e in ogni caso.
Per cui, in risposta alla domanda numero 5, i colori li vogliamo tutti, il rosa sì, ma non solo; e vorremmo che tutti fossero rappresentati dai tre colori che ci uniscono in un unico popolo che speriamo ritrovi la sua strada.


Questa domanda è stata adottata anche da Antonella Barone il 20 febbraio 2011:
Protestare per tutto? Una grande piazza piena di colori (ben abbinati), inni e cori selezionati, slogan mai volgari, cartelli con vignette efficaci come la tua. Capisco che il tuo esigente senso estetico sarebbe appagato, ma io lo vedo un po’ dispersivo. Scusa, Viola questa ironica accusa che rivolgo anche a me stessa: confesso che da qualche anno le manifestazioni mi sono sembrate spesso brutte e tristi, piene di retorica e sguaiatezza ( per esempio quella di Piazza Navona di luglio 2008). Il mio però non è snobismo, è depressione. Vedere che si è capaci solo di unirsi per frazioni di interessi sia pure legittimi, mentre la passione brucia sotto le ceneri e l’indignazione non trova ancora parole comuni a tutti noi mi rattrista. Sentir tirar fuori da donne di sinistra problemi di morale sessuale e concetti di “decenza” (basta leggere il vademecum della manifestazione) e sentir liquidare altre donne solo come puttane è davvero avvilente. Saranno almeno persone, come lo sono anche gli assassini e i mafiosi, verso i quali noi garantisti utilizziamo sempre, ovunque e giustamente termini che ne rispettino la dignità? Ebbene, in questo caso sembra che essere donna sia un’aggravante.
La mia dignità non si sente offesa dalle varie D’Addario, né dalle donne che scelgono la prostituzione. Ma candidare la D’Addario, come pure un cugino incompetente, è ingiusto. La morale sessuale però non c’entra niente e neanche la dignità delle donne che hanno scelto di non prostituirsi. Il problema del premier non è che va con le escort ma che dice che non è vero. Se lo gridasse al mondo con orgoglio e ne candidasse qualcuna che dichiari la sua vera professione non dico che lo voterei, ma lo difenderei. 
Ingiustizia, bugie, scarsa considerazione dell’intelligenza degli italiani , conflitto d’interessi, frequentazioni pericolose (e non aggiungo reati perché voglio essere garantista fino in fondo), non sono già motivi sufficienti ad animare le piazze? Già, perché, nonostante quello che ho detto e a rischio di contraddirmi, credo che non sia più tempo di sottigliezze e che le piazze debbano continuare a riempirsi , per vincere la depressione, recuperare la passione e mostrare al resto del mondo un’ Italia diversa.


6) Pensavo: se si smettesse di guardare i falli altrui, si potrebbe pensare davvero finalmente ad una capitale migliore e ad un'Italia dignitosa?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
A Roma è pieno di colonne e obelischi… Hai voglia a non guardare più falli!... Pensa alle bancarelle in centro e a termini sulle quali svettano grembiuli fallici e mussoliniani… Il fallo vende, anche se spesso è da calcio di rigore… Quando poi al governo hai un pubblicitario-proprietario di tv, è chiaro che si finisca per tirare fuori tutto l’altarino sessuale. Il sesso vende, come sanno anche i direttori dei giornali…


Questa domanda è stata adottata anche dalla giornalista Marga Esposito il 18 febbraio 2011:
Nella risposta mi rivolgo anche a quella, data dal giornalista Luca Leone: credo che la domanda strizzasse l'occhio ad un significato ben preciso che, nell'accezione di falli, voleva solo ironicamente avvalersi del doppio gioco in ambito sessuale. Credo in realtà che l'attuale lotta politica e partitica, pare non persegua alcun fine sociale, che in tal modo, certo, non conseguirà; l'attenzione esasperata e "disperata" verso gli errori della controparte, maggioranza od opposizione che sia, si sta rivelando un deterrente, anzi una zavorra, per la realizzazione di un qualsiasi progetto o processo evolutivo a vantaggio del nostro Stato; bensì rende maggiormente possibile -attraverso "distrazioni" mediatiche- la deresponsabiolizzazione dell'attuale governo riguardo le "voragini" create nel Paese. Il concetto da divulgare "esasperatamente" deve essere (come già si sta in parte facendo): la Pena UGUALE PER TUTTI I CITTADINI in caso di reato e la sospensione dalle cariche pubbliche in caso l'incaricato fosse inquisito.



7) "...e così destra e sinistra e centro e tutti, si unirono, più saldi e solidali che mai, per trovare una soluzione su come salvare tutti noi e questa Italia e questa capitale tanto belle ma di una tristezza che fa soprattutto vergognare. La destra e la sinistra e il centro e tutti, dopo le parole, agirono anche! e, dopo la risoluzione, tornarono a ” litigare” finalmente come sempre,  per sempre, felici e contenti... fino al prossimo reale problema".  
Non può che essere solo una favola o c'è davvero speranza?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Non c’è speranza. Se non rottamiamo tutti i vecchioni e i vecchiacci della politica e non svecchiamo il Paese, restituendo la sovranità al popolo, resteremo sempre così. Non esiste rivoluzione, come la storia ci insegna. Le rivoluzioni sono sempre organizzate, gestite e utilizzate dall’alto. Il punto è recuperare sovranità, ridurre il numero dei politici e le spese della politica, mandare a casa un bel po’ di incapaci e rimboccarci le maniche. Certo che se la pornocrazia devono mandarla a casa quelli che hanno bombardato Belgrado per un posticino al tavolo della pace a contendersi qualche briciola, che poi sono gli stessi (sempre loro) che non hanno fatto un fico secco per salvare la Bosnia in quattro anni di guerra,non stiamo messi bene…


8) Se si togliesse dai TG ogni servizio che parla di escort e sesso, cosa ci arriverebbe oltre al vuoto e alle notizie sugli zoo? Che notizie darebbero oltre alle tragedie di roghi, pestaggi e ammazzamenti sanguinolenti e sanguinosi?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Ohilà, mia cara, e le cinque esse del giornalismo nazionale dove le mettiamo? Sesso, sangue, soldi, sport e spettacolo non possono e non potranno mai mancare. E sennò, come li vendi gli spazi pubblicitari agli inserzionisti? … magari gli stessi coinvolti in storiacce con la esse…?!? Sveglia!!!!!!

9) Mentre ci si distrae con i presupposti atti sessuali del presidente del consiglio, l’opposizione si scandalizza e spende ben 3'38'' per parlare di lui e delle sue “prostitute”. Ho l'impressione di vivere in una pagina di novella duemilaundici, forse sbaglio ma mi chiedo: tutto ciò, è veramente opposizione?

Questa domanda è stata adottata dalla giornalista Marga Esposito il 15 febbraio 2011:
Sono d'accordo col fatto che non lo sia. Penso decisamente che il Paese dovrebbe smetterla con il clamore mediatico riguardo i costumi etici del presidente del consiglio, mentre la magistratura si debba occupare, come sta facendo, dei suoi presunti reati. Ciò che ci dovrebbe interessare è che non si contravvenga alla Costituzione, che non vengano candidati degli incapaci e/o che non ci sia una figura istituzionale ricattabile: ma non trascuriamo che, se escludessimo come veri, i presunti reati, una parte di ricattabilità è comunque direttamente proporzionale al moralismo in cui è caduto il Paese. Si è creato un vuoto di opposizione che dovrebbe essere basata sulle vaste problematiche economiche, politiche e sociali che attanagliano lo Stato. Ci sarebbe molto da lavorare, da discutere, da OPPORRE senza le interferenze da misero gossip su cui si catalizza tutta la morbosità del Paese, succhiando le intere energie invece occorrenti per salvare l'Italia. O siamo senza speranza? e scusa di nuovo se termino con un'altra domanda.


Questa domanda è stata adottata anche dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Uno parla di quello che sa. E questi dell’opposizione, poveracci, di che devono parlare? Di programmi di governo per il futuro? E che roba è?! Mica è competenza della politica…?!? È competenza dei comici. Si sa che è così…


10) Se qualcuno mi dice che mi stanno trattando come un contorno, penso che questo qualcuno non sia venuto in mente il pensiero successivo: ossia che probabilmente io abbia scelto di fare il contorno ma che abbia anche deciso che l'altro... sia il pollo. 
Come mai non si pensa alle persone come esseri capaci di decidere chi essere, come comportarsi e che lavoro fare?

Questa domanda è stata adottata dalla giornalista Marga Esposito il 15 febbraio 2011:
Ci sono stati anni in cui questi concetti (valori civili raggiunti) sembravano acquisiti e più che superati in Italia; oggi è avvilente constatare come il paese stia regredendo e come questi valori siano stati rinnegati. Per la Costituzione lo "sfruttamento" della prostituzione è un reato ma non lo è il prostituirsi o l'usufrutto della prostituzione; a questo punto pochi di noi cittadini hanno avuto la fortuna di non doversi prostituire nei propri ideali o "credo", nell'arco della propria vita, purtroppo nell'attuale civiltà, per motivi di sopravvivenza, forse ognuno di noi almeno una volta lo ha fatto o lo farebbe.
La prostituzione intellettiva forse è molto più dura di quella fisica soprattutto per chi è munito di "idee". Ora ci si ritoglie pure la libertà di fare ciò che si vuole del proprio corpo e della propria emotività, e qualsiasi lavoro basta che sia legale; purtroppo il centro-sinistra (ormai tutto centro e niente sinistra) dimostra, con la sua opposizione sensazionalista, di aver perso quei solidi principi progressisti che la distinguevano; si sta così rimangiando anche i diritti individuali, facendo "comunella" ad ogni occasione con il clericalismo più moralista e bigotto, prestando il fianco per questioni di "lana caprina" sugli impercettibili "progressi" del cattolicesimo: non è prostituzione questa? e scusa se finisco con un'altra domanda.

11) … un’ultima domanda: ho preso in prestito un concetto di Montaigne che mi gira in testa da sempre e mi pare tanto calzante: "Anche sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo". Se ne convenissero tutti, potrebbe essere davvero un giusto inizio?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Dai tempi di Montaigne il culo ha assunto un ruolo diverso, è stato – come dire… - sdoganato… persino in prima serata su Rai Uno, la tv dei vescovi e delle famiglie... La rete che trasmette le “meraviglie” si san remo… (insomma, non proprio il santo in quanto tale, sennò sarebbe telereliquia…). Il culo è parte nobile di noi, come i piedi e le orecchie. È parte integrante e irrinunciabile del tutto che siamo. Anche se poi c’è gente che lo usa per fare soldi, anche in prima serata in tv, e non sedercisi sopra. Il problema è che non siamo un tutto sociale, che non esiste un vero corpo sociale che badi a come le parti di noi stessi e del corpo sociale intero siano non usate ma rispettate. Ricordate ex ministri di sinistra che andavano a fare la comparsate al bagaglino, dove qualche culo si vede? Ecco, possiamo anche partire da lì: non mi interessa avere dei portacolori del mio culo, che asseriscano di difenderlo, quando è evidente che non è così. Non affiderei mai la difesa del mio fondoschiena a un politico, mamma mia. Allo stesso modo, non m’aspetto che parta dai politici il rispetto per la società in cui viviamo, per i più deboli, per i diritti fondamentali. Quelli sono politici. Ormai lo dice la parola stessa che non ti puoi fidare di quella gente. E poi non c’era quel proverbio che diceva: la vita è questione di culo, o ce l’hai o te lo fanno? Ecco: ce l’hanno fatto. E la piazza può essere un modo per rifarci una verginità sociale, visto che ogni altra agorà è occupata dai signori e dalle signore della politica, cioè da quelli che il culo ce l’hanno fatto. Il problema è che in piazza ci sono gli infiltrati, gli stessi che magari andavano a vedere culi al bagaglino quando erano al potere e ce lo facevano socialmente, magari inserendo tasse mai rese per entrare nell’euro…

12) Ci sarà qualcuno che si farà le stesse domande o mi lascerete sola?

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Mi sa che ti lasciamo sola… ;-) 


Questa domanda è stata adottata anche da Antonella Barone il 20 febbraio 2011:
No, non sei sola, ti mando questo come prova.

13) Da soli si può fare una manifestazione?
Ma come dovrei vestirmi? rosa no, giallo no, di rosso o nero neanche a parlarne... e nuda???ah! No! poi sembra una manifestazione di nudisti che discriminano quelli che si vestono.
Vorrei vestirmi da individuo ma come si fa?
Un individuo come fa ad essere uguale all'altro nella sua diversità?
E certo con le idee, ma le idee si vedono?
Ne uscirò da questa cosa?...
mi sa di no.
Allora che si fa, si ricomincia?
Io sono pronta.
Nel frattempo, domando e vi lascio con il mio annuncio: "AAA cercasi risposte per domande orfane, no perditempo, max serietà -ore pasti".

Questa domanda è stata adottata dal giornalista Luca Leone il 16 febbraio 2011:
Come no?!? Io manifesto tutte le sere contro i colpi di mano delle mie figlie. Ma tanto non m’ascoltano minimamente. Speriamo diventino presidenti del consiglio, ma va bene anche ministro per le riforme costituzionali…

[Per inserire un'opinione generale c'è la possibilità di scrivere da soli un commento in posta un commento che troverete in fondo alla pagina.
Riguardo le domande, ovviamente, si può rispondere anche a quelle che hanno già avuto una risposta. Per avere la vostra risposta pubblicata, indicate il numero della domanda a cui fate riferimento, firmatela e speditela a blu@violadimassimo.com]

10 Febbraio 2011 "MetroEvent Rome Lanificio 159"

10.02.11
Via di Pietralata 159/a

- Art Expò by:
VIOLA DI MASSIMO

- Live music by:
SWEETRIVER JAZZ BAND
michaelsupnickandthesweetwaterjazzband
- Dj set by:
DILETTI (Funky 70's/80's)

- Visual art
ZERO_SCENE

Info:
START: h 20:30
TICKET : 10 € (entry+Buffet+wine)
NO LIST!
3274709041
metroevent01@gmail.com
myspace.com/metro_event

Metrò è l'ideale treno dell’arte in cammino lungo il tragitto del divertimento notturno, su cui tutti possono trovare posto, scegliere percorso e mete preferiti fra le varie “fermate”, per un viaggio piacevole da intraprendere ogni settimana, fra persone, ambientazione e sound sempre nuovi.

"la Cultura Libera Tutti" - [Territori Sconosciuti - dove lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa]


*[secondo l'art.11 legge 354 del 1975 alle madri detenute è consentito tenere con sé i figli fino all'età
di 3 anni - ascolta l'intervista a Maria Falcone]


Anche Viola Di Massimo per *Propaganda per la Civilizzazione delle Masse, sostiene l'incontro "Territori Sconosciuti - dove lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa" che avrà luogo venerdì l'11 febbraio ore 18.30 presso la libreria Odradek in via dei Banchi Vecchi 57 a Roma .
L'intento è quello di divulgare il *calendario 2011 "Schegge di Vita" creato da docenti e da 43 reclusi della Casa Circondariale Rebibbia.
Un calendario che, grazie alla singolare motivazione di alcuni detenuti, racconta immagini di vita in cui le attività culturali sono al primo posto.
Perché?
Perché la cultura, libera tutti.
L'intento, inoltre, è quello di far conoscere, a chiunque, territori di cui abbiamo ancora poca o nessuna conoscenza.
Perché?
Perchè la Cultura Libera Tutti.

Per saperne di più: “Un carcere possibile” di Marga Esposito.
L'incontro si completerà con la presentazione del libro "Bosnia Express".
Per saperne di più: "Territori Sconosciuti - dove lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa" di Marga Esposito.


*I proventi derivanti dalla vendita del calendario -escluse le spese- saranno devoluti ai bambini del nido di Rebibbia che vivono con le madri detenute.



* movimento artistico

"Territori Sconosciuti - dove lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa"


Comunicato stampa

La casa editrice

Infinito edizioni


Vi invita all’evento

Territori Sconosciuti”
dove lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa

nell’ambito del quale verranno presentati

SCHEGGE DI VITA NELLA CASA DI RECLUSIONE REBIBBIA
Calendario 2011
(€ 9,00)

di Maria FALCONE
Foto di Luca LEONE


Venerdì 11 febbraio, alle ore 18,00
presso la Libreria Odradek
Via dei Banchi Vecchi, 57 – ROMA

Intervengono: Luca Leone, scrittore ed editore; Maria Falcone, docente presso la Casa di Reclusione Rebibbia, Antonella Barone, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria; Gianluca Peciola, Consigliere Provincia di Roma; Marga Esposito, docente di Lettere e pubblicista; Stefano Ricca, Direttore della Casa di Reclusione Rebibbia, Maria Antonietta Vergari, Preside dell’ I.C. di Via Tiburtina Antica, 25; Rosaria Iovine, ideatrice e coreografa di ST22, spettacolo di danza e teatro sulla detenzione femminile; Carmen Iovine, autrice del testo ST22.
Modera: Gianni Palumbo portavoce del Forum del Terzo Settore
La Detenzione in un lunario, la Bosnia in un libro: spazi e situazioni ritratti anche come luoghi dell’“animo” o, meglio, della “psiche”, individuati geograficamente, proprio come “città invisibili”.
Sono realtà, queste, da non rifuggire come scomodi specchi ma da indagare, iniziando dalle attuali generazioni e puntando alla divulgazione, presa di coscienza e conoscenza poi anche delle future. Un modo di contrastare le problematiche e le brutture che attanagliano i due mondi di cui vi portiamo testimonianza allo stato attuale.
Il carcere, un universo che – attraverso lettere, testimonianze, foto di attività, lavori collettivi, collaborazioni, proposte e speranze – vuole essere raccontato dal calendario 2011, Schegge di vita nel Carcere di Reclusione Rebibbia, il primo mai realizzato nel suo genere, risultato di un profondo percorso formativo dove tutti hanno condiviso e contribuito, senza alcun onere, alla sua attuazione. I proventi della vendita del calendario, escluse le spese di produzione, sono devoluti all’associazione “A Roma Insieme” che si occupa dei bambini del Nido Rebibbia-Femminile.
Al carcere si lega la Bosnia attuale, raccontata in Bosnia Express, ultimo dei saggi di Luca Leone, un libro che ha la forza del reportage e allo stesso tempo l’affabulazione della narrazione storica.
Il volume rappresenta un’ampia panoramica sullo “stato delle cose”: come interagiscono le categorie di politica, religione, nazionalismo, mafia e povertà, su cui si fonda l’universo della Porta d'Oriente; come sono stati dilaniati gli ancestrali valori di amicizia, accoglienza, unità, coesione, giustizia, attraverso faide provocate e perpetuate all’interno di una popolazione con una comune origine.
Non viene proposta una specifica via da intraprendere né una “rivoluzione”: forse è semplicistico azzardare, ma sembra che all’autore stia a cuore soprattutto rendere partecipe dell’esistenza di aree e umanità a noi così vicine eppure così ignorate quanto più individui possibile, non dimenticando di delineare segmenti e lanciare spore di consapevolezza.
Si auspica che, in questi territori che oggi lo sguardo oltrepassa e la psiche bypassa, presto la coscienza collettiva sosti e poi rimanga.
(Marga Esposito)

Si ringrazia per la gentile collaborazione:
il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la Casa di Reclusione Rebibbia, l’I.C. Via Tiburtina Antica, 25 – Roma, la Provincia di Roma, il Garante dei Detenuti Regione Lazio, il Forum del Terzo Settore Lazio, la Libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57 – Roma, la Casetta Rossa, via Giovanni Battisti Magnaghi 14 – Roma, l’Associazione A Roma Insieme, la Compagnia Stabile Assai, violadimassimo.com per Propaganda per la Civilizzazione delle Masse (movimento artistico)


Maria Falcone è docente di scuola carceraria, nel 2004 ha ideato e gestito i gruppi pedagogici nel carcere di Monza, attività che svolge tuttora nella Casa di Reclusione Rebibbia – Roma.

"schegge di vita"


Presentazione del calendario 2011 della casa di reclusione Rebibbia - 10 gennaio ore 16.00 a Palazzo Valentini, Roma - Sala Pace



Il calendario può essere acquistato al prezzo di 9€ nelle seguenti librerie di Roma: Civilibro srl-Arion Euroma 2- Eritrea- Sport e cultura- ALTAIR NAZIONALE- Casa San Paolo- Libroline -Scuola e cultura – Scuola e cultura Bufalotta- Feltrinelli Orlando –Feltrinelli Argentina- Feltrinelli Appia – Feltrinelli Colonna- Feltrinelli Marconi- Feltrinelli Giulio Cesare
I proventi della commercializzazione del calendario sono devoluti all’associazione “A Roma Insieme” che si occupa dei bambini del Nido Rebibbia-Femminile. 




“Un carcere possibile”
Marga Esposito
Calendario dei detenuti 2011: primo esperimento come prodotto pubblico-commercializzabile di questo tipo (nel 2010 già brevettato come prodotto a diffusione privata) E’ stato realizzato interamente nella casa di reclusione di Rebibbia con  43 dei suoi “ospiti”, sostenuti da una loro insegnante (Maria Falcone), dall’editore di Infinito Edizioni e da altri collaboratori; con l’ausilio di illustri patrocini (tra cui: Ministero della Giustizia, Provincia di Roma, Garante Diritti Detenuti del Lazio, associazione Antigone ), senza alcuno scopo di lucro ma a favore dei 20 bambini circa che vivono nel  carcere di Rebibbia con le madri detenute .

Il titolo “Schegge di Vita”, ben rappresenta  la realtà di persone  private della libertà la cui vera vita, si esprime  unicamente attraverso momenti di socialità, momenti ricchi di quel contatto, di quello scambio umano che da’ senso ad ogni esistenza.
Il calendario, si propone di divulgare il più possibile la realtà carceraria  tra le persone comuni che ne sono inconsapevoli o che  non sono sensibili alla questione. Sappiamo che circa l’80% della popolazione ignora o vuole ignorare una fetta cospicua , affatto trascurabile, della nostra società: circa 70mila reclusi adulti  reclusi e “costretti” in 43.327 posti , tale è infatti la capienza  regolamentare  degli istituti penitenziari italiani .

Le immagini del “lunario” ritraggono momenti di vita scolastica, lavorativa o di intrattenimento , situazioni costruite con impegno e costanza dagli operatori penitenziari, dagli insegnanti, dai volontari. Alla  base di tutto volontà nel creare strutture, risorse e possibilità per fornire un speranza di dignità umana; oggi completamente defraudata dalla  gravissima  condizione in cui versa il sistema.giudiziario e penitenziario.

Gli “interni “delle altre carceri italiane non somigliano sempre al mondo che appare nelle immagini: le attività e le strutture riprese sono praticate ed utilizzate non sempre e non da tutti;   le location  sono quelle della casa di  reclusione di Rebibbia , notoriamente una delle isole  felici  nel panorama della detenzione.

Nella civile Italia i detenuti si ammalano, non sono curati adeguatamente, muoiono,  si suicidano, a volte non hanno spazi sufficienti per il minimo decoro necessario  all’espletamento dei bisogni primari.

Eppure la maggior parte della gente non prova sdegno, come se tutto questo facesse parte di una  naturale afflittività della pena.

Nonostante sia abolita la pena di morte in Europa e recentemente l’Italia sia stata promotrice della moratoria contro la pena di morte nel mondo, la maggior parte della gente vive nella convinzione che la vendetta appaghi o che faccia giustizia.

La vendetta non serve a nulla, tanto quanto la punizione afflittiva.

Unico fine della detenzione dovrebbe essere quello di rendere innocuo un individuo pericoloso per la comunità.

Come lo squilibrio mentale, il delinquere è il sintomo di una malattia sociale; bisogna curare soprattutto (certamente retorico ma reale) prevenendo attraverso la cultura della legalità con un investimento che si insinui nel tessuto delle strutture educative e rieducative. La maggior parte dei cittadini si deresponsabilizza di fronte a chi delinque come fosse avulso dal sistema sociale. Il più frequente pensiero comune consiste nell’accusare il sistema giudiziario affermando che il delinquente esce troppo spesso e/o troppo presto: la vera dinamica è opposta, la carcerazione preventiva  o anche la condizione di indagato possono essere lunghissime prima di stabilire se il sospettato sia colpevole o meno; i colpevoli sono condannati  e gli innocenti sono discolpati, entrambi dopo un tempo sempre troppo lungo.

Il calendario è in definitiva  l’espressione di chi sta vivendo l’esperienza  del carcere, di chi vuole comunicare all’esterno e testimoniare  non solo con immagini ma anche con parole (riflessioni, appunti, versi).Da segnalare infine gli interessanti  box  che contengono dati anche inediti o poco conosciuti.

Spesso si scatena la caccia al “mostro” da sbattere in prima pagina: questa volta sono i “mostri” che ci “hanno messo la faccia”, hanno creduto e soprattutto permesso, la diffusione di un prodotto in cui  si potrà  trovare ogni mese la motivazione ad impegnarsi per dare alla pena il senso che la Costituzione le ha assegnato.


"lettera a Gesù Bambino"



Viola Di Massimo anche questa volta si realizza nell'opera totale: arte figurativa, suono, inclusa l'ecletticità di interpretazione vocale dei bizzarri quanto commoventi personaggi nelle sue opere.
L'autore, dopo "favola per un Silenzio d'aprile" creata per la ricorrenza del terremoto in Abruzzo, ci presenta una nuova video-opera dal titolo "lettera a Gesù Bambino"*: un video dal sapore antico, dalle linee essenziali e la fattura dei primi film muti. Il vecchio color seppia si trasforma in un pigmento blu oltremare su cui esordiscono delle stelle gialle che si accendono lentamente e poi, alternativamente in un rispettoso tremore, ci accompagnano a scivolare nella storia al suono di una misteriosa nenia; ed ecco che dal cinetico sfondo ovattato compare lui, il bambino "Qualsiasi" che per Natale si accinge a recitare la sua letterina. Nella confezione della pubblicità progresso in veste di ricorrenza natalizia, l'artista Viola Di Massimo crea una video-opera dall'espressione, eccentrica, antiretorica,diretta e in realtà costruita in ogni minimo aspetto emozionale.
Una semplice lettera, da parte di un tenero "enfant terrible", a quel Gesù Bambino
da secoli invocato: una voce tremula ma dall'affabulazione decisa con la crudezza
dell'innocenza, comunica -nel naive dell'ovvio- le atrocità della realtà presente; e tra infinita grazia, nell'osmosi di immagine e suono, lo fa, come un pugno allo stomaco.
Una dolce ninna nanna di inizio e fine, dalla delicata voce incantata, risulta tanto soave quanto inquietante e, come quelle dei classici horror di genere, incornicia l'Opera in movimento nella surrealtà, spazzando ogni patetismo di cui gli spot natalizi, spesso autoflagellanti, sono pervasi.
L'epilogo, dall'effetto paradosso, sferra un immancabile "jingle bells" che si velocizza per andare al passo con i tempi da centro commerciale, in questo tempo che tutto fa scorrere troppo velocemente, senza mai soffermarsi su cose a cui dovremmo riflettere.
Viola Di Massimo ha preso questo tempo, lo ha rallentato, ha riflettuto e trasformato il suo pensare in un lavoro da divulgare mentre ironizza sul senso di colpa, di solito scagliato come le scintille delle girandole combustibili a Natale e capodanno.


Riusciremo anche noi a rallentare e vedere cosa c'è oltre la velocità?
Pertanto non ci si esime dal consigliare, se non avete siti certi o di vostro interesse, di devolvere una minima o immensa somma presso:

*Progetti in Tanzania - Le impronte degli Uccelli 2 - Onlus
www.lidu2.com
*SMICI-ONLUS” (Sostegno Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali)
www.smici-onlus.it/


Marga Esposito


promosso da : Propaganda per la Civilizzazione delle Masse (movimento artistico)
*durata video: (3',34”)


www.violadimassimo.com

mostra

Dal 12 al 16 sarò a Toffia (RI) in occasione del festival dei centri storici della valle del Farfa.
orari: 18.30 - 01.00 circa