15 ottobre 2011




















































































Felice di constatare che l'assoluta maggioranza è "sana".
D'altronde il silenzio... non fa mai rumore.

Indifferentemente Indifferenti




"Indifferentemente Indifferenti" è il titolo dell'ultima opera in movimento creata da Viola Di Massimo, resa pubblica lunedì 19 settembre 2011 e promossa dal movimento artistico "Propaganda per la Civilizzazione delle Masse".
Dopo il cortometraggio "Lettera d'Amore da A. P. ma... sono di Destra o di Sinistra?" uscito il 16 giugno 2011, l'artista continua a parlare della propria visione dell'umanità e del "senso dell'altro", in modo ancora diverso.
Questa volta niente parole, sarebbero superflue, solo un cappello rosso, collana nera... in sostanza la "solita attrezzatura" che l'artista propone nella scena, sia in un dipinto, sia per una performance: un tocco di profondo surreale innegabilmente grottesco, fuso in una realtà che alla fine, fra clacson e rumori, è anche troppo reale. Fondamentale la collaborazione di Francesco Grassi che con ironia si presta alla realizzazione di questa nuova ispirazione.
Sono 46 i secondi che Viola Di Massimo impiega per raccontare ancora che siamo tutti uguali, che il disagio può appartenere a chiunque e volendo, anche l'indifferenza; 46 secondi per essere al passo con i veloci tempi attuali e dire che in questa era, in cui l'apparenza conta più di ogni altra cosa, continuiamo a credere superficialmente che gli altri sono
solo per come appaiono.

Sarebbe ora di non fermarsi unicamente alla vista di un disagio visibile ma anche di uno invisibile, sarebbe ora di rallentare, di domandarsi e domandare, sarebbe ora di voler
davvero conoscere.
Sarebbe ora, di andare oltre.

F.M. 


"non è di nostra competenza"

Roma -Stazione Termini - venerdì 19 agosto 2011 18.47 (circa)




Diciannove agosto: scendo dal treno (senza aria condizionata), cammino lungo il binario e guardo attenta tutti: sono sempre affascinata dalla gente più diversa che prende i più svariati treni.

Una persona attira la mia attenzione: un senza tetto con una ferita inquietante e sanguinante sull'immensa fronte. Guardo ma poi distolgo lo sguardo come fa la maggior parte delle persone, penso che forse dovrei avvisare qualcuno ma come la maggior parte delle persone, penso che già avranno avvisato e tiro dritto. Poi penso anche che la maggior parte delle persone ha questo pensiero fatto di un po' di vigliaccheria, del timore e un pizzico di menefreghismo. 

Sento che non è certo un comportamento sano e siccome credo che certe "attenzioni" debbano partire da me, (prima di accusare gli atri di menefreghismo e indifferenza), correggo il tiro, risano l'anima e cerco qualcuno con una qualsiasi divisa a cui chiedere.
Toh! Tre poliziotti dentro una stanzina senza impegni apparenti, che fortuna, entro chiedo permesso e dico:"scusatemi, ho visto un signore che ha una ferita sulla fronte, sapete qualcosa a riguardo?" (magari già lo sanno, penso...)
Uno dei tre mi guarda stanco e un po' stufato e dice: lo sappiamo, lo sappiamo ma non è di nostra competenza: voi chiamate per le cose più assurde ma non chiamate se assistite ad un furto ad esempio!" (penso: mi starà dando del voi perché è tanto educato o perché mi accomuna a tutti quelli che lo infastidiscono? hmmm...).
Poi continua: "secondo lei che dovremmo fare? esattamente la stessa cosa che avrebbe potuto fare lei, chiedere al tipo come sta e se ha bisogno di cure, chiamare in ospedale e avvisare! ma poi loro non vengono perché 'sta ggente se ne va, so' strani non vogliono
 le cure! E poi sono intasati di chiamate quelli dell'ospedale che vi credete!?"
Io specifico che solitamente attiro come fossi calamita una serie di "persone particolari" e sinceramente, visto che quel signore insanguinato non credo stesse bene anche come "personalità", un po' di timore di ricevere un calcio lo avevo per cui, a mio parere, era giusto chiedere alla polizia per avere informazioni, evitare un calcio e non intasare neanche la linea dell'ambulanza chiedendo, appunto, prima.
"Sì vvabbè ma non è di nostra competenza lo dovete capire!"
Rispondo che non è neanche mia competenza, sono un'artista, non è mia competenza preoccuparmi di un ferito che vedo alla stazione e mi scuso aggiungendo che non avevo capito che a loro non fregasse nulla.
Dopo questa frase il poliziotto si risente.
Mi risento molto anche io e sottolineo che senza divisa da poliziotto (o da artista) siamo tutti uguali e che un po' attenzione per l'altro (ma forse la parola giusta è civiltà)  sarebbe il minimo e dovrebbe appartenere a tutti indipendentemente da vestito che si indossa al momento.

Insomma per farla breve la lezione del giorno è:

Se avete paura di ricevere un calcio da una direzione, tranquilli, lo riceverete comunque da un'altra.


E ricordate:
Se siete alla stazione e vedete un uomo insanguinato tirate dritto perché non è di vostra competenza.

Ma soprattutto, non vi venisse in mente di andare da quei tre poliziotti della stazione trovati alle 18.47 del 19 agosto 2011, non è certo di loro competenza.

"lettera d'amore da A.P. ma... sono di Destra o di Sinistra?" - la recensione


“I Cavallier, l’arme, gli amori, le sorti dell’umana gente, io canto” 

pubblicato da Italiarazzismo.it


Questa volta Viola Di Massimo finalmente decide di divulgare uno dei suoi monologhi della raccolta di lettere d’Amore, precisamente la “lettera d’Amore da A.P. ma… sono di Destra o di Sinistra?”.
Viola Di Massimo, non è un’interprete e neanche un attore ma ha comunque da “dire” ancora una volta e, questa volta, certo un dipinto non basterebbe. Continua la sua ricerca artistica andando a cimentarsi con qualsiasi mezzo possa aiutarla a trovare l’opera: che sia la sua voce, la sua immagine, i suoi disegni, va bene tutto pur di raccontare al meglio l’ultima scoperta di vita o l’ultima emozione provata.
Le lettere d’amore sono scritte da un personaggio Protagonista (artista di professione) che, per incrementare i suoi guadagni, accetta lavori di vario genere e ad ogni esperienza avuta nasce una lettera che ne racconta la sua ultima relativa; lei,  immancabilmente stupita, delusa, stravolta, esterrefatta, contenta… e  con un dignitoso idealismo ottimista, mantiene l’entusiasmo nonostante… tutto.
La Protagonista quindi è il Personaggio che, in ogni lettera, si firma in modo diverso: la Viaggiatrice da Cavacecio,  la Venditrice di Caramelle Bianche, la Viola Ecchimosi o la Pascolatrice di Egofili*, come il lavoro in cui si sta cimentando proprio all’inizio di questa ultima lettera.
Soliti sarcasmi sui qualunquismi? Soliloqui sui partitismi settari? Grottesche disquisizione contro ogni fede assoluta? No, il video-monologo di Viola Di Massimo è altro e oltre tutto ciò. E’ una piece virtuale nata attraverso un monologo su cui si è poi plasmato un video complementare quanto un elemento di puzzle; e proprio come un puzzle, la dimensione espressiva si compone a raggiera ogni volta di un elemento in più per la comprensione totale , da cui rimanda emozioni così interagenti da divenire complesse e spontanee al tempo stesso. Si tratta di satira così sagace ed umana da commuovere per i picchi da acuta ironia, le cui motivazioni e reazioni emotive eventuali, suscitano una tale ilarità da possedere il fruitore.
Ma tutta questa Arte da cosa nasce? Dall’avvicendamento tra incanto e disincanto del personaggio-protagonista; l’artista che, implume ma curiosa, inizia ad aggirarsi  nei meandri dell’ortodossia politica, faziosa, classista, imbattendosi in codificati compromessi, tatticismi grotteschi, stitici sorrisi, in paradossali contraddizioni e premeditate cortesie; ingredienti fondamentali per una Buona Politica, ossia il grande sistema di riferimento in cui i corsi di Strumentalizzazione ed Egofilia, sono le variabili al primo posto, mentre l’ignoranza ne è la costante. Il gap esistenziale nasce proprio dal motivo per cui la protagonista accoglie la proposta di fare il Politico: per una sopravvivenza più garantita in termini di sussistenza, della propria arte. E questa è la chiave, qui si svela l’arcano, si scioglie il nodo dei significati profondi della natura di quest’opera: è una grande metafora sull’Umanità, sul’attenzione che si deve ad ogni essere umano, (diverso e unico tra tutti gli individui), sulla verità e autenticità di ognuno, sugli ideali e sui principi conquistati con l’impegno dell’onestà mentale ed emotiva, sui sogni da perseguire  e sulla capacità di scegliere in virtù di tutto questo. E’ un messaggio contro l’integrazione amorfa, l’adeguamento facile, l’omologazione, l’ignavia, la logica della sistemazione istituzionalmente legittimata. E’ un invito all’immediatezza, alla ricerca di se stessi e dell’altro. E’ un grido di liberazione delle coscienze dai vincoli dell’opportunismo, dalle ipocrisie e facili auto assoluzioni. Verso la fine del monologo troviamo infatti un appello esplicito alla capacità di mantenere sempre in vita, in questa nostra vita, la speranza di poter ancora esperire, ascoltare, toccare, inebriarsi “di”,  in una parola Sentire. 
Mai rinunciare all’ Umanità nostra, di ognuno, di chiunque, di tutte le genti, i popoli, le sensibilità, le menti della civiltà Umana.



"lettera d'amore da A.P. ma... sono di Destra o di Sinistra?" from viola on Vimeo.
"Piccola storia di una Scarpa"






Esperimento Creativo:

ingredienti:

una bambina, una piccola storia vera accaduta alla bambina (con un'aggiunta di fantasia), un disegno, tanti colori (i più possibili), una voce (sempre della bambina) e una minimissima percentuale di aiuto da un adulto... giusto per un semplice montaggio video, audio, qualche magia di photoshop ed un po' di incoraggiamento.
L'esperimento è pronto, il suo nome in questo caso è: "Piccola storia di una Scarpa" e la creatrice si chiama Ester.

www.violadimassimo.com

Crohn e...


Amore e lavoro a rischio
per colpa delle malattie intestinali

fonte: corriere.it

Crohn e colite ulcerosa rendono la vita quasi impossibile ai malati, che chiedono maggiori tutele

MILANO - Un paziente su cinque ha visto finire la propria storia d'amore per colpa della malattia, uno su due ha perso il lavoro o si è licenziato. Queste sono le reali conseguenze delle malattie infiammatorie croniche intestinali, morbo di Crohn e colite ulcerosa, sulla vita dei pazienti: lo rivelano i dati preliminari del più ampio studio mai eseguito per valutare la qualità della vita dei malati, presentati a Chicago in occasione della Digestive Disease Week.
 
STUDIO – Per il momento lo studio IMPACT ha raccolto i dati di oltre 1700 pazienti di 9 Paesi Europei, l'obiettivo è superare i 2100 partecipanti per quando, a ottobre, la ricerca sarà conclusa. Tutti i malati arruolati finora hanno risposto a questionari dettagliati che indagavano la qualità della loro vita e soprattutto le conseguenze sociali e lavorative delle malattie infiammatorie intestinali. I risultati aprono una finestra su un disagio troppo spesso nascosto: il 34 per cento dei pazienti, per colpa dei disagi e delle sofferenze imposte dalla malattia, non prova neppure a desiderare una relazione di coppia, il 22 per cento ha chiuso una relazione stabile; il 66 per cento ammette che la patologia ha condizionato negativamente la carriera, il 48 per cento non ha più un lavoro; due dati legati a stretto filo con il fatto che il 27 per cento dei pazienti perde ogni anno oltre 25 giorni di lavoro a causa della malattia, il 15 per cento è assente dall'ufficio da 10 a 25 giorni all'anno. «Per i pazienti la vita è molto complicata, anche perché le difficoltà legate a queste malattie creano imbarazzo ed è difficile parlarne – spiega Marco Greco, presidente dell'European Federation of Crohn's and Ulcerative Cholitis Association (EFCCA) –. Tutto questo non fa che rendere tutto ancora più complesso da affrontare: la scarsa conoscenza delle malattie infiammatorie intestinali e lo stigma che le circonda sono fra le prime cause dei disagi dei pazienti».

PROGETTI – In Italia i pazienti con Crohn o colite ulcerosa sono 150-170mila: una stima precisa non esiste perché manca un Registro, che tuttavia dovrebbe essere costituito anche grazie al lavoro delle Associazioni dei pazienti. «Ci battiamo perché vengano garantite tutele sociali e lavorative ai pazienti, che nel caso delle malattie infiammatorie croniche intestinali sono quasi sempre molto giovani: queste patologie si presentano infatti spesso prima dei trent'anni  – prosegue Greco –. La nostra legislazione prevede l'inabilità temporanea al lavoro o l'invalidità: le malattie croniche come Crohn o colite ulcerosa stanno nel mezzo, perché vanno oltre l'assenza dal lavoro per un evento acuto ma in molti casi non conferiscono una disabilità tale da rientrare nei piani di tutela per gli invalidi. Molti escono dai limiti di “tolleranza” per le assenze e finiscono per perdere l'impiego, ma questo non è giusto: bisognerebbe studiare norme che tutelino i pazienti cronici. Un secondo punto dolente è l'esenzione dal ticket: purtroppo i LEA sono fermi, tuttora alcune Regioni chiedono integrazioni per farmaci come la mesalazina che sono ormai generici, nessuno rimborsa la terapia nutrizionale di supporto. Infine, vorremmo finalmente consentire ai pazienti di tutta Italia un equo accesso ai farmaci biologici, per cui tuttora esiste una grossa disparità».

BIOLOGICI – I farmaci biologici, arrivati nel 2001, sono quelli su cui più si appuntano le speranze dei pazienti perché sono in grado di cambiare il corso della malattia. «Oggi finalmente siamo in grado di ottenere, grazie a questi farmaci, una remissione profonda: significa guarire le ulcere e togliere l'infiammazione – spiega Paolo Gionchetti, del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali del Policlinico Universitario Sant'Orsola di Bologna –. Nei pazienti con malattia più aggressiva ed estesa, che sono circa un terzo del totale, non ha senso rimandare l'utilizzo dei biologici: oggi sappiamo come riconoscere i segnali di una malattia più “cattiva”, usare i biologici da subito può significare regalare una migliore qualità di vita ai pazienti, evitando ricoveri e interventi chirurgici che altrimenti sarebbero pressoché certi. Un ulteriore 30 per cento di malati con una patologia meno aggressiva, inoltre, può prima o poi giovarsi dei biologici, anche se non sono necessari subito. Purtroppo però solo la metà dei pazienti per cui la prescrizione sarebbe opportuna riesce davvero a curarsi con questi farmaci di ultima generazione. Che non andrebbero impiegati quando la situazione è troppo compromessa, aspettandosi chissà quali miracoli – avverte Gionchetti –. Bisogna usarli al momento opportuno, se servono, considerando anche che una prescrizione adeguata non fa lievitare i costi sanitari, anzi. Un giorno di degenza in ospedale costa dai 500 ai 700 euro, senza contare i farmaci: con i ricoveri evitati attraverso cure tempestive si potrebbero pagare cicli di biologici a moltissimi pazienti». Intanto, i biologici confermano la loro validità: a Chicago sono stati presentati dati incoraggianti, raccolti su circa 500 pazienti che non rispondevano alle cure standard, che indicano la possibilità di utilizzare anche nella colite ulcerosa adalimumab, uno dei due biologici (l'altro è infliximab) per le malattie infiammatorie croniche intestinali disponibili in Italia.

AVVISO - cerco pascolanti



Devo fare uno scatto fotografico per un video in lavorazione e avrei bisogno di persone che... pascolino!

Capisco la richiesta particolare ma sappiate che i visi non sono fondamentali per la foto per cui potrete coprirli chinando la testa se non vorrete farvi vedere e comunque... vedremo lì per lì: l'appuntamento è previsto per domenica 8 maggio a Villa Ada alle 10.30 davanti l'entrata del laghetto. In cambio porterò dei ciambelloni così almeno la colazione la offrirò! (ovvio tutto se non pioverà ma vi aggiornerò personalmente a riguardo via mail)

Se siete disposti a ... pascolare per questo scatto, avvisate scrivendo a
blu

Grazie mille

Viola